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09 | 06
Un “palazzo” milanese a Lugano
Alberto Caruso

Uno dei caratteri comuni dell’architettura ticinese, rimasto invariato nel tempo, è la tendenza all’”urbanità”. Proprio in una regione priva di grandi città, il progetto di architettura viene concepito per addensare, per sovrapporre e strutturare, per fare città, opponendo quindi resistenza alla tendenza oggi più diffusa nel continente di assecondare la diffusione e la frammentazione edilizia.
Il progetto “8”, realizzato a Lugano in via al Chioso 8 da Lucas Meyer e Ira Piattini è un esempio particolarmente eloquente di questa voglia di città, che attraversa trasversalmente la cultura progettuale locale. Situato nella parte di Lugano esterna al fiume Cassarate, considerata fino a pochi anni fa (quando Mario Botta costruiva l’edificio per uffici adiacente ad “8”) “esterna” alla città, il nuovo fabbricato si colloca sul terreno in modo anticonvenzionale, entrando in relazione con la strada attraverso un lieve arretramento, che lascia in primo piano la testata dell’edificio di Botta, per poi riconquistare l’allineamento da rue corridor. La relazione stabilita con l’edificio di Botta è di completa estraneità, interpretata, tuttavia, non come competizione ma come sicuro e forte superamento di quel modo di costruire (anche se, a livello funzionale e spaziale, la relazione tra i due immobili è precisa ed efficace). L’immagine  del nuovo fabbricato si presenta radicalmente diversa, ed evoca una cultura urbana consolidata. Gli autori sostengono di essersi “….riferiti in particolare all’architettura dei palazzi milanesi degli anni ’60 di Asnago e Vender  e alla tradizione edilizia di questo periodo, ad un architettura che non fosse minimalista né espressionista e che rispondesse in modo semplice e diretto ai problemi che ci eravamo posti.”
La volumetria è compatta, liscia ed elementare, con il fronte bipartito, con un basamento in beton pigmentato nero alto due piani, che stabilisce un rapporto misurato con la scala del pedone e con la longitudinalità della strada. Come negli edifici di Asnago e Vender, c’è anche un cenno di tripartizione classica del fronte, realizzata con l’artificio di alcune bucature di grandezza anomala al piano più alto, a conclusione di un ritmo dei serramenti serrato e potente: è la riproposizione di un tratto di una strada di una grande città europea (di Friedrichstrasse, ad esempio), importato nella piccola Lugano. I colti riferimenti di questa architettura, certamente non prossimi ai linguaggi più minimali ed algidi oggi di moda, producono un effetto di “straniamento” del fabbricato di via al Chioso. Ma lo sfondo della collina di Monte Brè contestualizza subito il fabbricato, che propone infine alla città (questo è il suo importante contributo intellettuale) un ripensamento sulla forma del suo sviluppo, sulla necessità di stabilire regole insediative appropriate e condivise e non solo limiti regolamentari.
La sistemazione dell’area verde, curata dalla paesaggista Sophie Ambroise, consiste in una fitta vegetazione di felci di diverse qualità, un richiamo alla dimensione “selvatica”, che esclude qualsiasi ricorso ai dettagli del cosiddetto “arredo urbano”, contribuendo così a realizzare l’effetto di “fuori scala” dell’edificio rispetto alla edificazione convenzionale del quartiere.
La parte realizzata del progetto è di13'500 mc sia su un totale di 26'000 mc sia. Anche se la fase 1 è stata progettata in modo compiuto, e non mostrerebbe aspetti precari in caso di mancato completamento, tuttavia riteniamo importante che la sua dimensione venga realizzata interamente come prevista nel progetto. Lo sviluppo completo della cortina, infatti, conferirebbe al fronte stradale una eccezionalità straordinaria nel paesaggio urbano luganese, proponendo una forte alternativa all’edificazione a palazzine isolate.
Dal punto di vista costruttivo, il fabbricato ha una struttura portante in beton, rivestita con cappotto termico intonacato, ad eccezione dei primi due piani, nei quali la muratura esterna in beton pigmentato è levigata in opera, con isolamento termico interno. Le grandi finestre, che conferiscono eleganza ai fronti con la loro “monotonia”, sono in alluminio.

Aus der Ausgabe 09-2006

 


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