werk, bauen und wohnen

Fremdsprachige Originaltexte


Französisch | Italienisch | Englisch | Andere | Alle Texte

09 | 09
Formazione per un aménagement durable dello spazio di vita
Valentin Bearth

Con molto interesse e grande soddisfazione abbiamo preso atto dei 5 punti elaborati dalla SIA riguardanti le direttive per la formazione, di alto livello, degli ingegneri e degli architetti svizzeri.
Le proposte espresse nei piani di studio dell’Accademia di architettura di Mendrisio coincidono con quelle espresse dalla SIA.
In particolare ci teniamo a sottolineare che, a partire dalla sua fondazione (1996), all’Accademia si è sempre sostenuto che, per l’architetto universitario, è assolutamente necessaria una formazione da “generalista“ (olistica) come pure una chiara e netta differenziazione con quella delle scuole professionali. 
Questi due precisi indirizzi sono confermati dall’importanza che l’Accademia riserva alle discipline “umanistiche“, dal fatto che in questa scuola non si attribuiscono titoli specialistici come ad esempio “urbanista“ o “interior designer“, ma soprattutto dal fatto che il “progetto“ sia veramente posto al centro della formazione di quell’architetto che abbiamo definito “architetto territoriale“, sottolineando così la necessità di una formazione generale attenta ai temi della sostenibilità.
Qui di seguito commentiamo brevemente i 5 punti esprimendo alla società il consenso e il plauso per l’iniziativa che riteniamo di grande attualità, come pure la nostra disponibilità a collaborare per rendere possibile quel rapporto auspicato tra scuola universitaria e professionale, tenendo però ben presente che si tratta di ambiti ben distinti.

1.
Apprezziamo molto che l’essenza del fare architettura sia definita come un’attività volta all’aménagement de l’espace de vie de façon durable.
All’Accademia si dice che l’essenza del fare architettura sta nel “fare il progetto per la costruzione dello spazio di vita dell’uomo“, Lo spazio è la materia prima dell’architettura. Condividiamo ovviamente che per una tale attività sia necessaria, anzi indispensabile, una formazione da generalista vista come la chiave per potere entrare in una professione che diventa sempre più interdisciplinare.
L’”architetto generalista“ è l’architetto in grado di recepire la complessità della disciplina, vista però non come una sommatoria di competenze distinte, ma come un unicum traducibile in un progetto di spazio.

2.
Condividiamo la proposta di iniziare la formazione ai temi architettonici-urbanistici e territoriali già a partire dalle scuole elementari.
L’ignoranza generale, rispetto ai temi citati, espressa soprattutto dalle realizzazioni, è sicuramente originata anche da questa carenza nell’insegnamento nelle scuole primarie. Condividiamo pure la necessità di una formazione continua, non tanto però come aggiornamento all’evoluzione della disciplina, ma come ponte tra due realtà, la scuola e la professione, fra le quali si sta formando una frattura sempre più profonda. Non è sicuramente compito della scuola saldare questa frattura, ma potrebbe essere suo compito mantenere vive nella professione quelle aspirazioni, quei desideri che la professione sovente fa dimenticare.


3.
La coesistenza di formazioni diverse ha effettivamente contribuito alla reputazione dell’architettura svizzera. Oggi però la confusione è grande e le nostre società professionali non sono più in grado di garantire che i diversi diplomi siano chiaramente differenziati. La complementarietà del sistema di formazione duale (universitario e professionale) è sicuramente da conservare, ma deve trovare nella politica, nell’amministrazione, come pure nella professione, un ordinamento che definisca chiaramente i ruoli. Sicuramente il ruolo della SIA, per questo problema, è importantissimo. È pero importante che le scuole stesse non creino confusione come è sovente il caso. L’importanza e il tipo di insegnamento, per la progettazione nelle diverse scuole, resta ancora tutta da definire.

4.
Condividiamo il ruolo che si desidererebbe attribuire al REG. Condividiamo pure i dubbi espressi sul sistema dei crediti introdotto dall’ordinamento di Bologna. La durata di 5 anni più 1 anno di pratica per gli studi di architettura costituisce una durata minima indispensabile. Nessuno si sorprende che la durata della formazione per un medico sia di gran lunga superiore. Il territorio è meno complesso del corpo umano?

5.
La scuola non insegna a risolvere i problemi può eventualmente insegnare a “porre problemi“. Non è un compito centrale della scuola universitaria quello di adattare il profilo della formazione alle richieste di mercato.
Il mercato evolve rapidissimamente e si differenzia moltissimo a seconda delle nazioni e dei continenti. L’architettura investe tempi secolari e temi universali. Ciò non toglie che l’architettura sicuramente si situa in un ambito che sta tra teoria e pratica.
Per aderire a questa condizione indispensabile per costruire, l’Accademia ha sempre voluto che i suoi professori di progettazione siano tutti, nel contempo, professionisti e professori esattamente come propone la SIA.

Aus der Ausgabe 09-2009

 


website by cyberculture softwarewebsite by cyberculture software | Impressum | Site Map | Privacy Policy | Kontakt| © 2008 werk, bauen + wohnen